Marco Reglia ha recensito “Waldemar”

Waldemar

È stato per me un libro faticoso perché apparentemente va di qua e di la nel tempo; per chi, come il sottoscritto, è abituato a mettere in ordine cronologicamente gli eventi per tentare di cogliere i possibili nessi causali, è stato impegnativo.

Ma c’è un altro possibile motivo … ho letto per la prima volta Waldemar in versione digitale e, per i tempi che avevo in quel periodo, l’ho letto senza continuità, lasciandolo ogni tanto per poi riprenderlo. Ecco, Waldemar sarebbe da leggere tutto d’un fiato per immergersi in quello che è il nostro modo di pensare e di agire come umani, quello cioè di agire in un modo e, nel contempo, rivivere o vivere emozioni e ricordi, anche parzialmente.

Alessandro qui ricorre alla sua visione musicale quasi amplificando questa compresenza alternata di oggi, ieri e altro ieri; ma consapevole delle possibili difficoltà di lettura numera ed organizza i capitoli in modo da render possibile la lettura (o la rilettura) dei singoli sotto romanzi che compongono la sua opera. Questa opzione è sintomatica dell’attenzione che Alessandro ha per il lettore … pur inserendoci pezzi di sé stesso Alessandro non trascura uno dei sensi dello scrivere: l’esser letto!

E quindi da un lettore all’autore una domanda sorge spontanea: come è stato scritto? Tutto in insieme o in parti e poi assemblato?

Provo comunque a organizzare alcuni eventi chiave del testo in ordine cronologico:

1966: Girolamo è vedovo ed ha 40 anni e quindi dovrebbe esser nato nel 1926

1975: già nati Germana e Saverio

1979: Girolamo e Germino si conoscono da tre anni, quindi si sono incontrati, ma non sentimentalmente, nel 1976 … la relazione inizia negli anni ‘80

2006: Morte di Girolamo il 14 ottobre

2011: il tiglio di 50 anni ci da’ l’età di Saverio, 50 anni, nato quindi nel 1961

Ecco, pensiamo al 1926, con il fascismo al potere già ben strutturato; tra le mie fonti orali, Luciano, nacque proprio nel 1926 ed ancor oggi il suo rapporto di coppia con Ennio, iniziato nel 1962 è ancora in piena sintonia. Questo ci evidenzia che la generazione di Girolamo, non per forza doveva vivere la sintonia amorosa tra uomini come un tabù invalicabile.

Ma su questo anche Vladmiro (nato nel 1891) e il giovane iugoslavo Ozrero, (incontrati tra i documenti dell’archivio di Rijeka), che vissero assieme per qualche anno negli anni ‘30 a Fiume, confermano questa possibilità.

Altro apparente stereotipo che ipotizza l’arretratezza del mondo rurale in confronto alla dinamicità e all’apertura delle collettività urbane verso le libertà di vita degli individui: non sempre la campagna è sinonimo di arretratezza e non sempre la visione conservatrice lo è in maniera radicale. Girolamo è un conservatore mentre Germino è un anarchico, eppure, entrambi si ritrovano in sintonia nello stare assieme … e sono felici. Questo aspetto, per nulla impossibile nella realtà, mi porta ad un’altra mia fonte orale, Gino ed il suo rapporto con Mario: erano entrambi figli di famiglie conservatrici, imprenditori quelli di Gino. La loro relazione durò vent’anni e dopo la morte di Mario, avvenuta a Palermo, nel suo luogo d’origine, Salò, la famiglia di orientamento politico di destra, fece affiggere sui muri della cittadina gli annunci della morte del figlio, citando pubblicamente l’amico Gino.

Ecco che Alessandro in Waldemar propone una storia storicamente credibile!

Ancora qualche elemento di riflessione, le coppie principali sono:

  • Girolamo e Germino
  • Saverio e Jonathan
  • Jonathan ed Elizabeth

Tutte queste coppie strutturano le loro relazioni per lo più con l’agire che con il parlare:

  • Improvvisamente Saverio sa che non c’è da aggiungere nulla, che qualsiasi parola andrebbe solo dietro agli aggettivi giusti, e che non è quella la strada. Zitto. P. 160

l’eccezione è Elizabeth, che tra l’altro lo evidenzia … come se il parlare fosse non previsto nella vita degli umani o fosse riservato a momenti eccezionali, come quello che per certi versi dá la chiave finale al libro.

E per contro, alla rarità delle parole e dei pensieri espressi con parole il testo trasuda tanta fisicità … E su questo si va a Waldemar che ne è il simbolo chiave.

È un libro con diverse storie e che ha un finale che non finisce davvero, dove i protagonisti hanno riserbo delle loro parole, eppure comunicano al lettore attento e, per estensione alla vita reale, a coloro che sono in grado di osservare e non solo ascoltare con il proprio udito.

E questo finale senza fine ci porta ad un passo di Waldemar che si chiude con una frase di una poesia intensa:

Ma non si finisce. Come la Ballata nel suo inizio presuppone un inizio inespresso, così questa chiusura forzata, ma basata sulle stesse note dell’ossessione del tema principale, non finisce davvero, e quell’ultimo montare del fuoco può solo essere troncato con l’ossessione stessa ridotta a formula, a scappatoia retorica, a frase fatta.

Punto.

Come è facile chiudere per forza.Mentre Saverio suona, sempre lentamente e con fare misurato, e arriva a quella fine, il fuoco continua a crepitare. Sotto la pergola si sente il rumore di una sedia spostata, e poi un altro, come di un bicchiere che qualcuno appoggia sul tavolo di legno. Saverio lascia il pianoforte, va alla porta, la apre, esce.

Mentre Saverio suona, sempre lentamente e con fare misurato, e arriva a quella fine, il fuoco continua a crepitare.

Sotto la pergola si sente il rumore di una sedia spostata, e poi un altro, come di un bicchiere che qualcuno appoggia sul tavolo di legno.

Saverio lascia il pianoforte, va alla porta, la apre, esce.

Trova Jonathan seduto fuori, con un maglione. Ha avuto freddo, ora si scalda. Stando fuori.

Saverio lo guarda. Una pausa indeterminata, quello sguardo. Jonathan risponde a quello sguardo.

Saverio resta immobile.

Jonathan si alza, si avvicina.

Saverio si gira, entra in casa.

Jonathan lo segue, si fermano davanti al camino acceso.

Meno di un passo tra di loro.

Il resto lo fa il fuoco. PP 167-168

E così, per chiudere senza chiudere, chiudo con Francesco Guccini:

Quanti anni, giorno per giorno, dobbiamo vivere con uno

per capire cosa gli nasca in testa o cosa voglia o chi è, OMIS (Guccini, Van Loon)

Marco Reglia

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